Cinema

Aquaman, le prime recensioni dagli USA sono discordanti

Com’è Aquaman? Dopo una prima tornata di giudizi positivi, stavolta le recensioni dagli USA sono discordanti. In particolare, i critici puntano il dito contro la trama e la durata.

Negli USA, Aquaman arriverà al cinema il 21 dicembre (mentre in Italia è atteso l’1 gennaio 2019). Ma in attesa dell’uscita per il pubblico, continuano le proiezioni per gli addetti ai lavori… con conseguenti giudizi.

Nella prima tornata, il film di James Wan ha ottenuto una valutazione molto buona. Questa volta, invece, le recensioni sono discordanti.

Uno dei punti più discussi dai critici è la trama.

In generale, tutti concordando che sia confusa, piena zeppa di personaggi e storie e con diverse lacune e buchi logici. Tuttavia, per alcuni come Vinnie Mancuso di Collider, la sua natura disordinata e fracassona è uno dei punti di forza della pellicola:

La trama è un casino pop e spumeggiante, amici miei, ma è un casino che mi ha travolto come un’onda di marea. Un casino così selvaggio, colorato e impaziente di fare la voce grossa, che è probabilmente una delle cose più divertenti che ho visto al cinema quest’anno.

All’opposto, Eric Kohn di IndieWire, è rimasto a dire poco infastidito dalla mancanza di logica della storia. Il critico fa le pulci a una (lunga) serie di incongruenze e di fatti che ritiene inverosimili e conclude la sua disamina con una dura stoccata:

Come spesso accade nel DC Extended Universe, l’intera faccenda zoppica per una questione di incuria. Cosa che probabilmente non avrà ripercussioni al botteghino, ma di certo non è di buon auspicio per l’appeal del marchio nel medio e lungo periodo.

Un altro problema di Aquaman è la durata di 143 minuti (praticamente, 2 ore e 40).

Quasi tutti i critici sono d’accordo nel dire che è eccessiva, soprattutto perché sembra che il film sia stato riempito di sequenze d’azione per compiacere il pubblico e non per una reale necessità narrativa. Per Todd McCarthy di The Hollywood Reporter, la pellicola appare come guidata “da un senso di obbligo, più che dalla allegria dell’ispirazione”:

Raramente nei film dei supereroi si pensa che fare di meno possa essere un valore aggiunto.

La riflessione di Alex Abad-Santos di Vox sulla durata di Aquaman si ricollega direttamente alle criticità della trama. Secondo il critico, sembra che il film sia composto da una molteplicità di storie, che strizzano l’occhio a cult come Indiana Jones e il tempio maledetto, la trilogia de Il Signore degli Anelli, La spada nella roccia e Mamma mia!, ma senza arrivare a un risultato organico e soffrendo di diversi momenti di noia e confusione.

Al ping pong di critiche positive e negative non si sottrae neppure James Wan.

Per Sean O’Connell di CinemaBlend, il filmmaker è l’indiscutibile chiave del successo di Aquaman:

Il regista di The Conjuring abbraccia senza paura l’universo dell’eroe, rappresentando efficacemente le scene di azione subacquee e coreografando in modo incredibilmente fluido le sequenze di lotta sulla terraferma e sottomarine. […] Questo film ci immerge nel regno di Aquaman in maniera straordinariamente efficace.

Invece, Chris Nashawaty di Entertainment Weekly scrive che stavolta James Wan sembra fuori posto:

[James Wan, n.d.r.] ha evocato un mondo affascinante, ma lo ha popolato di melodramma zuccheroso e personaggi stupidi, tra cui un eroe che non è sicuro se vuole fare ridere o fare l’eroe e finisce per non fare nessuna delle due cose.

E a proposito dell’eroe, come se la cava Jason Momoa nel ruolo del Re di Atlantide?

Tutti i critici non hanno esitazione nel dire che fa esattamente quello che ci si aspetta da lui. Ovvero, mostra i muscoli e fa sfoggio di un fascino istrionico ed esuberante, come scrive Hoai-Tran Bui di Slash Film:

Momoa esibisce quel tipo di performance gigionesca che dimostra una eccezionale fiducia in sé stessi o – almeno – il fatto di avere le palle. Il suo atteggiamento gioviale è contagioso, si riversa fuori dallo schermo ed è una vera e propria sfida a non sorridere quando pronuncia sfacciatamente battute come: ‘Posso salire a bordo?’. Purtroppo, questo non vale per la maggior parte del cast, con attori chiamati a interpretare rigidi uomini tutti d’un pezzo, in contrapposizione al testa calda Momoa.

A cogliere l’essenza della performance dell’ex star di Game of Thrones è Vinnie Mancuso di Collider:

Probabilmente, [Jason Momoa, n.d.r.] non vincerà tanto presto un Oscar per la sue doti d’attore drammatico. Ma nei panni dell’avventuriero dal sorriso irresistibile, con la battuta pronta e che non si tira indietro quando c’è da fare a pugni, è un giovane Harrison Ford… un po’ più alto.

Insomma, Aquaman ha diviso la critica. Ma del resto, per poter dire la propria, l’unica cosa da fare è andare al cinema. L’appuntamento è per il primo giorno del nuovo anno.


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